Bufala e vicebufala
Un tweet è per sempre. Sarebbe quindi opportuno che, prima di cinguettare, un esponente delle istituzioni si prendesse la briga di verificare ogni parola. Per esempio, se sei il premier o il vicepremier e vuoi parlare di tasse, puoi – a tua scelta – interpellare il ministero dell’Economia, la Banca d’Italia oppure l’Istat.
17 AGO 20

Un tweet è per sempre. Sarebbe quindi opportuno che, prima di cinguettare, un esponente delle istituzioni si prendesse la briga di verificare ogni parola. Per esempio, se sei il premier o il vicepremier e vuoi parlare di tasse, puoi – a tua scelta – interpellare il ministero dell’Economia, la Banca d’Italia oppure l’Istat. Accade invece che Enrico “Bufala” Letta e Angelino “Vicebufala” Alfano twittino in stereofonia sul futuro fiscale delle famiglie italiane, rilanciando tutti eccitati le elaborazioni della Cgia di Mestre secondo cui il carico fiscale nel 2013 sarebbe sceso, per alcune famiglie tipo, “fino a 250 euro” rispetto all’anno precedente. Ora, tre commenti s’impongono: uno di merito, uno di metodo, il terzo di stile. Il merito: secondo la Cgia, che peraltro non tiene conto dell’aggravio Iva, il risparmio andrà da 15 euro l’anno per un giovane operaio (4,1 centesimi di euro al giorno) fino a 250 euro per una famiglia monoreddito con due figli a carico (68,5 centesimi al giorno: babbo ci prenderà il meritato caffè, domeniche escluse). Lo “sgravio” non vale – come ha scritto la stessa Cgia – per le famiglie composte da pensionati e lavoratori autonomi che non beneficeranno del mini-taglio del cuneo fiscale (cioè di quei 13 euro al mese in busta paga, nel migliore dei casi, che sempre la Cgia a ottobre bollava come “risibile”). Vada per i simboli, ma insomma, dopo anni di inasprimenti continui e allarmi nazionali e internazionali sul rischio tasse, un bonus di qualche euro al mese – dovuto perlopiù alla sospensione dell’Imu sulla prima casa voluta dal centrodestra e avversata da alcuni esponenti di governo – va messo nella giusta prospettiva. Anche perché l’anno prossimo l’Imu, sotto altro nome, tornerà.
Appunto di metodo: premier e vicepremier, prendendo per buoni dati che correggono (se non smentiscono) Tesoro, Bankitalia e Istat, di fatto delegittimano questi soggetti. Un cittadino che voglia conoscere la “verità” sulla pressione fiscale, d’ora in poi, dovrà ascoltare Bortolussi della Cgia oppure Saccomanni, Visco e Padoan? Di stile, infine. Perché va bene la propaganda politica, a cui ciascuno ha diritto, ma attenti a non sfondare la barriera del ridicolo (come ha immediatamente notato il “popolo della rete” che, si sa, spesso paga le tasse e non perdona). Domani è il primo gennaio, non il primo aprile.